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Intervista a Federica Gervasoni: icona di stile e musa gentile

Siamo felicissime di presentarvi oggi Federica Gervasoni: stylist e content editor sui social di un noto magazine di moda italiano, ma anche l’amica di cui tutti avremmo bisogno (soprattutto se si parla di buon gusto). Quando l’abbiamo conosciuta ci hanno colpito immediatamente la sua grazia gentile, una dolcezza composta e gli occhi intelligenti, aperti sul mondo con curiosità divertita. È una musa di stile e di eleganza, alla quale avremmo voluto fare mille domande e chiedere consigli all’infinito…

Se ancora non la conoscete, vi consigliamo di non perdere questa lunga chiacchierata in cui si parla di moda, ma anche di nuovi brand, ispirazioni e trend da tenere d’occhio nella prossima stagione. Buona lettura!

Ciao Fede, vuoi presentarti ai nostri lettori e raccontarci qualcosa di te?
Ciao! Sono una persona molto curiosa e questo mi ha sempre portata a viaggiare con la fantasia (e non solo), a osservare tutto ciò che mi circonda, a non smettere mai di apprendere da chi ha da raccontarmi un pezzo di quel che ha imparato. Il mio cervello è sempre in moto, sin da quando sono nata (in Brianza) 33 anni fa, sotto il segno dell’Aquario… ma con quell’ascendente Vergine che serve a tenermi con i piedi per terra.

Qual è la tua formazione e di che cosa ti occupi per lavoro?
Ho studiato al liceo Classico, poi mi sono laureata in giurisprudenza e ho lavorato due anni come praticante avvocato. Quando ho cominciato ad ascoltarmi per davvero ho capito di dover assecondare quello che mi ha sempre appassionata, sin da quando avevo tre anni (o giù di lì): il mio amore per la moda e l’attitudine a vestire le persone. Oggi lavoro come personal stylist e come content editor sui social di un magazine di moda italiano.

Che cosa ti colpisce nei look che vedi per strada, nei film e sulle pagine dei giornali, alle sfilate e nei lookbook? Quali sono i dettagli che catturano la tua attenzione?
Prima ancora che guardare il look, quando ho davanti qualcuno, sono molto attenta alla sua voce e alle mani, perché mi raccontano molto di chi ho di fronte. La prima cosa che guardo in un look sono le scarpe, perché da sole fanno la differenza (possono svoltare un outfit iper minimal o rovinarne uno apparentemente impeccabile). Un’altra cosa che mi colpisce è il modo in cui le persone scelgono i colori da indossare e accostare tra loro, ma anche che materiali mixano e che proporzioni hanno i capi che indossano: il tutto per capire se il loro abbigliamento mi trasmette comfort o meno.

Qual è il look che più ti rappresenta?
Non ce n’è solo uno, perché mi diverto a inventarmene sempre nuovi. Passo con facilità dalla combo pullover maschile, gonna midi, calzini a scarpa maschile o sandali (Miuccia mood) alla divisa panta palazzo, canotta slim e sneakers, alla coppia 501 e camicia over con sandalo nude.

Chi è la tua musa? C’è qualcuno a cui t’ispiri quando pensi a cosa indossare?
Ogni giorno (o quasi) m’ispiro a qualcuno di nuovo: spazio tra i look anni ’70 di Saint Laurent (quando per esempio veste Bianca Jagger in completo maschile), il lusso sussurrato dell’estetica pradiana (che è come Milano: ricca dentro, ma senza show off fine a se stesso) e gli accostamenti sofisticati, ma super plain, di Phoebe Philo da Old Céline. Last but not least: c’è il «look da suora», tutto sul blu navy, apparentemente castigato, ma molto equilibrato, tra maglioncino, gonna midi, derby paraboot e cappotto lungo. Ma potrei stare qui ore a tirare fuori altri esempi. Leandra di Man Repeller (RIP) è la reference per imparare a sovvertire le regole; Gianni Agnelli per capire come portare gli accessori, tipo l’orologio sopra la camicia; Blanca Mirò per ricordarmi che si possono osare accostamenti inconsueti, se hai la capacità di andare oltre il comune senso per le stagioni, il mix dei materiali e delle proporzioni.

La pandemia in qualche modo ha cambiato il mio modo di vestire e
di pensare alla comodità… è successo anche a te?

La pandemia ha cambiato il mio modo di pensare e quindi anche di vestire (che è un riflesso di come si pensa, per come la vedo io). Durante gli ultimi due anni quello che ho maturato è che, nel costruire un look, non mi piace mai che i vari pezzi che accosto parlino tutti «la stessa lingua». Per me è essenziale che ci sia contrasto: per esempio se scelgo una gonna midi a pieghe non mi dice nulla abbinarla a twin-set, Mary Jane e borsa a mano perché è noia. Mi piace metterla con una felpa comoda, calzini e sneakers, blazer e una mini tracollina. Oppure ci metto sotto i jeans e sopra una camicia maschile rimborsata sul punto vita, e ai piedi un paio di sandali infradito nude…

Ci sono dei capi d’abbigliamento su cui secondo te vale la pena
investire e cosa non dovrebbe mancare nei nostri armadi?
Non credo nel decalogo dei famosi must-have di stagione che dobbiamo avere tutti, perché – soprattutto con la nuova libertà che abbiamo conquistato lavorando da remoto – in questo periodo storico possiamo sperimentare. Per me il lusso vero è avere nell’armadio la nostra «collezione capsula», seasonless e genderless, fatta di pezzi il più possibile sostenibili, realizzati con materiali organici e avvolgenti, confortevoli, da mixare in infinite combinazioni e portare una vita. Magari anche da tramandare… come si fa con i gioielli o le opere d’arte di famiglia.

Dopo i collant colorati di quest’inverno, c’è qualche trend che hai intercettato invece per la primavera/estate?
In testa alla classifica dei trend per la PE 22 c’è la minigonna… e non una qualunque, ma soprattutto quella a vita bassa (dettaglio anni 2000 che sta tornando a spopolare). Aggiungo, a seguire, sempre e comunque del sano athleisure wear (pandemia docet): top e abiti cut-out. E, nel mondo accessori: il choker!

Ci segnali qualche brand interessante e da tenere d’occhio?
Con molto piacere! I miei brand preferiti, da tenere d’occhio, sono: Maryam Nassir Zadeh, Rejina Pyo, Bode, Visvim, Greg Lauren, The Row, Cecilie Bahnsen e, soprattutto – credo e spero! – il brand che Philo lancerà a breve.

Il tuo acquisto migliore di quest’ultimo anno? E il peggiore?
Migliore: blazer blu di Jil Sander. Peggiore: costume preso online, di due taglie più piccolo della mia. Ho sempre poca fiducia nel mio seno… e invece tiè!

Che cosa consiglieresti a chi si avvicina al tuo settore in questo momento?
In generale consiglio di coltivare un atteggiamento gentile e umano, nei confronti di tutte le persone con cui ci interfacciamo day by day. Per me puoi anche essere il CEO di chissà quale super brand, ma se non sei gentile con te stesso e con gli altri non andrai lontano. In più nel mio settore nessuno salva vite umane, quindi anche un sano distacco dalle incombenze serve a rimanere coi piedi per terra e imparare a gestire tutto secondo le priorità.

Un’ultima domanda: qual è il tuo rapporto con la skincare?
Quello della skincare per me è diventato un rito, del mattino e della sera, a partire da questa pandemia. Da allora ho cominciato a prendermi cura della mia pelle e, insieme, anche della mia testa… perché mi ritaglio 15 minuti, a inizio e fine giornata, per staccare dal flusso di pensieri in costante divenire e concentrami su pochi semplici passaggi e gestualità. Non sono, of course, un’esperta di beauty, ma mi diverto molto a provare nuovi prodotti e osservare come va.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti aggiungere prima di salutarci?
Vorrei esprimere la mia gratitudine per questo spazio e per la possibilità di condividere questa piccola parte di me, oltre che scoprire quella di altre persone.

Grazie a te, Fede! È stato bello!

Potete seguire Federica su Ig: @federica_gervasoni

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