Perché cerchiamo (ancora) il Central Perk: una riflessione su «Friends», 20 anni dopo

Il 6 maggio del 2004 veniva trasmessa l’ultima puntata di Friends che – dopo dieci anni e 234 episodi – spegneva le luci su uno dei set più amati al mondo. Tra repliche e streaming, in realtà, la sitcom non ha mai lasciato i nostri schermi. E oggi noi proviamo a capire perché, nonostante l’età d’oro della televisione, dopo vent’anni torniamo sempre e comunque al Central Perk.
 
• Dopo tutto questo tempo? Sempre e per sempre!
Per quanto mi riguarda (ma ho indagato, non sono l’unica), al momento sono circa al sesto rewatch di Friends. È una pratica che va avanti da quando lo vidi per la prima volta dall’inizio alla fine, circa dieci anni fa, e mi sembra che non l’abbandonerò presto. 
 
Il motivo per me è semplice: quando mi sento sconsolata o in un periodo di particolare stress, niente come Friends sa confortarmi sull’amicizia, sulle relazioni (va detta la verità, però, guardo a quella di Monica e Chandler, non a Ross e Rachel), sul lavoro, sulla possibilità di ricominciare da capo (l’esistenza di Rachel nella prima puntata sembrava già tutta scritta e invece guarda cosa ti riserva la vita quando fai una scelta coraggiosa). Anche qui, non sono l’unica. A fidarsi del documentario Friends – The Reunion, David Beckham fa la stessa cosa quando è giù di morale.

In un articolo molto interessante del Post, Arnaldo Greco scriveva (riprendendo Jon Savage) che, se Happy Days ha creato i teenager, Friends ha creato i thirty-something – per la sua generazione e (sembrerebbe) anche per tutte quelle a venire. Martha Kauffman e David Crane non l’hanno fatto a tavolino ma, pensando alle esperienze che avevano condiviso a New York, squattrinati e pieni di speranze, si sono detti: perché non raccontare di quel momento della vita in cui la tua famiglia sono i tuoi amici? E questa intuizione così semplice continua a risuonare, rendendo Friends una serie alla quale si ritorna come ai vecchi amici.
 
• Sei una Monica, una Rachel, una Phoebe?
Un’altra cosa da cui non si può prescindere, che ci riporta sempre su quel divano arancione, poi, è l’immedesimazione. Guardi Friends e ti senti una di loro, perché vivi ancora in condivisione, perché il lavoro è precario, perché sei l’amica maniaca dello shopping, perché hai un rapporto difficile con il tuo capo o con i tuoi genitori, perché hai grandi ambizioni ma ancora non riesci a realizzarle.
 
La magia è poi che – al netto di alcuni macro tratti in cui ti ritrovi sempre – e i miei convergono tutti su Monica (anche se a ogni rewatch spero che finalmente prevalga Chandler), a seconda del periodo in cui ti riavvicini a Friends riesci a entrare in connessione ogni volta con un personaggio diverso.

Sei un po’ Ross quando dopo una delusione amorosa proprio non riesci a dimenticarti della persona che ti ha spezzato il cuore, Joey quando perseveri nel seguire le tue passioni nonostante tu faccia fatica a pagare le bollette, Phoebe quando t’infervori per una causa (anche se non è sempre la più nobile), Monica quando t’innamori dalla sera alla mattina ignorando evidenti campanelli d’allarme, Chandler quando hai paura dell’impegno e Rachel quando finalmente inizia a credere in te stessa e nelle tue scelte. 
 
E anche quando tutto cambia, e passa del tempo e magari non stai più vivendo esattamente quella fase della tua vita, continui a riconoscerti in quel gruppo e a ritornarci, per ricordarti com’era sentirsi così.
 
• The One(s) You Really Love: qual è il tuo episodio preferito?
 Ovviamente qui si entra nel reame del personalissimo, ma uno dei motivi per cui non si riesce a smettere di (ri)guardare Friends è anche che, pur avendo visto gli episodi centinaia di volte, ti fanno sempre ridere come la prima volta. 
 
Keith Harington di Game Of Thrones ama «The One With The Cop» (S5 Ep16, una sola parola: «Pivot!»), Malala Yousafzai «The One With The Routine» (S6 Ep 10, è già tutto nel titolo) e David Beckham «The One Where No One’s Ready» (S3 Ep2, «Could I be wearing any more clothes?»).
 
Io per convincere mio fratello (nato nel 2004 – certe coincidenze sono quasi troppo precise per essere vere!) a guardare Friends ho selezionato i miei episodi preferiti e glieli ho sottoposti uno dietro l’altro senza possibilità di fuga. Nello specifico: 

• «The One with The Embryos» (S4 Ep 12). «He is a transponster» – «That’s not even a word!» –  ed è così che si perde un appartamento. 

• «The One with All The Resolution» (S5 Ep 11), perché sogno da sempre i pantaloni di pelle di Ross.
• «The One with The Holiday Armadillo» (S7 Ep10). Niente da aggiungere.
• «The One with The Birth Mother» (S10 Ep9)

Questo non per dire che siano i migliori in assoluto (anche se su «The One with The Embryos» concorda anche Courtney Cox), ma posso assicurare che mio fratello si è convinto. Potete trarre le vostre conclusioni.
 
• The Last One
Quando ho chiesto a un’amica di vederci, perché volevo un suo parere sull’articolo che stavo scrivendo per i vent’anni dalla fine di Friends, l’incontro in realtà si è tramutato in una cena a sei. Tra questi sei, anche mio fratello (ecco che tornano i tratti da Monica). L’ho preso come un buon segno anche se, durante la cena, di parlare dell’articolo non c’è stato verso. Come in un episodio qualunque, mio fratello è arrivato con 40 minuti di ritardo, io ho cucinato tagliatelle al ragù per tutti (ormai non ha più neanche senso oppormi alla mia monicità) e abbiamo parlato a macchinetta dei vari partners. 
 
Ho ritrovato la mia amica una settimana dopo, al bar. Stavamo provando a riiniziare la discussione quando è arrivata un’altra amica che si è seduta con noi. Mentre raccontava del suo lavoro (complicato), degli appuntamenti (non entusiasmanti) io guardavo il suo cappotto color cammello a righe fucsia e il suo vestito al ginocchio verde e bianco, riuscendo solo a pensare a quanto mi ricordasse Phoebe. A lei però non ho potuto dirlo perché non consuma cultura pop e non avrebbe colto il rifermento (e se questo non è da Phoebe, io davvero non ho più certezze). Quando poi, l’amica se ne è andata, ridendo con l’altra ci siamo chieste, ma quindi, perché torniamo sempre a Friends? Ci abbiamo pensato su e ci siamo dette, indicandoci e indicando il tavolo ingombro di birre: per questo. 
 
Per la fantasia consolatoria dove Rachel, Ross, Chandler, Monica, Phoebe e Joey sono i tuoi amici e per la realtà in cui quando guardi ai tuoi amici e alle tue amiche pensi a Friends e cerchi di capire chi è chi, e ogni tanto organizzi le cene perché vuoi ricreare quell’atmosfera di familiarità che hai visto lì e così facendo la rendi reale. Perché anche se Friends, forse, non parlava esattamente di noi continua a saper parlare con noi, anche dopo vent’anni.

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