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Consenso, desiderio, piacere e femminismo: tre libri sul sesso per complicarci un po’ la vita

Ad aprile ho letto tre libri sul sesso. Non è stato un mese bollente, però: niente godimento estremo e abbandono totale, piuttosto tante domande, faticose messe in discussione, qualche buon proposito e nuove idee da inseguire. Questo sesso, insomma, ha richiesto tutto il mio cervello. Con un (non pianificato) tributo a tre donne che, fortunatamente, mi hanno complicato ulteriormente la vita.

1. Il sesso che verrà. Donne e desiderio nell’era del consenso, Katherine Angel (Blackie Edizioni)

A spingermi verso questo libro, prima che arrivassero autorevoli recensori e sostenitori, è stato il titolo originale: Tomorrow sex will be good again. Una promessa troppo invitante per essere ignorata. Purtroppo mi mancava il riferimento a Foucault – che già ieri rimandava «a domani il buon sesso» – per capire che la nostra (seppur fiduciosa) Katherine Angel non avrebbe fatto altro che spiegare tutti i ragionevoli motivi per cui ci tocca ancora una buona dose di bad sex. E quindi – spoiler! – NO, il sesso non è ancora good, le dinamiche di potere rimangono più o meno invariate e il rapporto con il nostro desiderio è terribilmente incasinato. Tuttavia, la strada per migliorare è davanti a noi. Basteranno fiducia, intelligenza, coraggio e poche altre cosette.

Articolato intorno a quattro snodi, Il sesso che verrà parte dal consenso – passaggio fondamentale, ma impossibile luogo di arrivo e strumento rigido, incompleto – per interrogarsi poi su desiderio, eccitazione, vulnerabilità

È plausibile lasciare al solo consenso – l’esplicita accettazione di una proposta – la responsabilità di una soddisfacente relazione sessuale? È legittimo aspettarsi da una donna che sia sempre consapevole del proprio desiderio – come ci presenta un certo immaginario legato all’empowerment a tutti i costi? E in fondo, è del tutto auspicabile che una donna conosca a memoria il proprio desiderio?

Una professoressa, tanto tempo fa, mi disse qualcosa che ancora oggi mi risuona affatto banale: auto-ritrarsi è un’azione impossibile da compiere con verità, a ogni «io sono così» corrisponde qualche affermazione uguale e contraria, che rende vano lo sforzo di rappresentarci come esseri coerenti. Esistono però infiniti frammenti di questo io che esiste e desidera, ognuno vero ed effimero: il lavoro di metterli a fuoco, accoglierli e seguirli è l’unico che possiamo e dobbiamo fare.

2. Il diritto al sesso. Piacere, desiderio, femminismo, Amia Srinivasan (Rizzoli)

Forse perché l’ho iniziato subito dopo il precedente, Il diritto al sesso mi è sembrato il naturale proseguimento del Sesso che verrà, il luminicino necessario per addentrarsi là dove il tunnel si fa più buio. La severità della cover anticipa il tratto cristallino di Amia Srinivasan, brillante docente di Oxford che ci presenta questioni affatto limpide con lucidità argomentativa e la coraggiosa rinuncia a proclamare verità-manifesto, laddove sente che la ricerca abbia ancora strada da fare.

Diviso in sei saggi, il libro guarda al sesso da sei prospettive diverse, mettendo insieme storia del femminismo, casi giudiziari, statistiche e filosofia e dichiarando da subito una fondamentale, matrice comune: «Troppo spesso, la teoria femminista prescinde dai dettagli della vita delle donne, solo per dire loro, dall’alto, cosa la loro vita significa davvero. La maggior parte delle donne non sa cosa farsene di affermazioni così boriose. Ha troppo lavoro da fare». Il tema del consenso, al centro del primo saggio, trova qui una sistemazione forse più lapidaria che in Angel: ciò che è sufficiente in un tribunale non può bastare nella realtà, dove l’interiorizzazione di un «dovere» da parte delle donne va quantomeno riconosciuta e indirizzata. 

Il sesso, come forse nessun altra cosa al mondo, è sia privato sia politico e non possiamo non tenerne conto quando parliamo di pornografia, di incels – gli arrabbiati involuntary celibate da cui parte la riflessione del terzo saggio, che dà il titolo al libro –, di formazione del desiderio. Se Srinivasan mi concede il link, potremmo dire che compito del femminismo è «to stay with the trouble», dunque impegnarsi a cambiare lo stato delle cose senza giudicare o censurare, ma senza neanche rinunciare a indagare quello che il nostro desiderio ci suggerisce – a chiederci sempre, insomma, perché vogliamo quello che vogliamo.

Pur nella sua estrema rigorosità, Il diritto al sesso è un libro che ho praticamente divorato: Srinivasan mette cuore nelle statistiche e concretezza nella teoria, e mi conquista dalla prima pagina, quando dedica il volume a sua madre. «La mia esistenza, la mia vita, il mio senso di sé dipende dall’esistenza di tante altre [femministe] – dice in un’intervista a Sette  – «E per me personalmente questo è vero soprattutto quando si tratta di mia madre, una donna molto brillante che non ha avuto la libertà di fare tutto quello che avrebbe potuto. Così, in qualche modo, cerco di portare avanti questo progetto per lei».

Ecco quindi il mio consiglio del giorno: dedicate la lettura di questo libro a vostra madre, come io ho fatto con la mia.

3. Dove sei, mondo bello, Sally Rooney (Einaudi)

L’ultimo libro di Sally Rooney non è ovviamente un libro sul sesso. Come sa chi ha già letto Parlarne tra amici o Persone normali, i suoi romanzi parlano essenzialmente di persone  – storie fiabesche di vita quotidiana, di amori struggenti e dolori della crescita, di letteratura, politica, depressione. In Dove sei, mondo bello osserviamo i quattro protagonisti scrivere, lavorare, viaggiare e andare alle feste; li ascoltiamo conversare impacciati, leggiamo le loro brillanti email su bellezza e Marxismo, intuiamo le loro emozioni, ma non siamo mai certi di averle capite davvero. Ci sembra, poi, di vederli da vicinissimo quando fanno sesso. È un sesso, quello a cui dà forma Rooney, scomposto in infiniti istanti: come nel Nuotatore dello Studio Azzurro, vediamo frammenti di un’armonia da ricomporre nella mente, un’azione che pensavamo continua e che ci si presenta chirurgicamente eccitante.

La scrittura di Rooney schiva tutte le parole chiave delle riflessioni di Angel o Srinivasan, eppure mette in scena tanto l’ambiguità del consenso quanto le contraddizioni del desiderio, confermando la sua strabiliante abilità di raccontare la vita emotiva degli adulti*, oggi. Trovo ogni volta commovente la delicatezza di gesti semplicissimi – dita nervose, indisciplinate ciocche di capelli, crescendo del respiro –, così potenti da bastare nella loro meccanica a parlarci di ansia e amore, senza mai la minima esigenza di descrivere un sentimento.

Dove sei, mondo bello non è ovviamente un libro sul sesso, eppure, in questo aprile hot, il fiabesco delle pagine di Sally Rooney mi è proprio sembrato uno stare nel desiderio – con ripensamenti improvvisi, corpi più intelligenti dei pensieri e l’amore, a tenerci insieme.

* Una settimana fa avrei scritto «dei giovani adulti», ma nel frattempo una vulcanica sessantenne con cui ho trascorso i giorni di Pasqua mi ha chiesto se avessi letto questo libro; lei, ha detto, lo aveva finito di notte, prima di prendere un aereo. Credo meriti di essere menzionata, oltre che d’intervenire attivamente nel pezzo.

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