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Storia dell’Acqua di Colonia

La storia dell’Acqua di Colonia comincia alla fine del 1600 in Italia, per la precisione nella Val Vigezzo (in Piemonte), ai confini con la Svizzera. È lì, infatti, che Giovanni Paolo Feminis – venditore ambulante e barbiere – sembra aver messo a punto la ricetta di un infuso a base di limone, bergamotto, cedro, fior d’arancio, lavanda e rosmarino, macerato in acquavite, capace di curare o lenire molti mali, «dal mal di stomaco al mal di denti», che lui stesso chiamò Aqua Admirabilis.

Qualche tempo dopo, Feminis si trasferì a Colonia in cerca di fortuna e nel 1709 si stabilì in città con un laboratorio, avviando la produzione e la commercializzazione della sua acqua miracolosa. Il prodotto ebbe un tale successo che, per soddisfare la richiesta dei clienti, Feminis decise di assumere un aiutante: un parente, forse il nipote, di nome Giovanni Maria Farina, esperto distillatore di alcol etilico (all’epoca molto richiesto per la produzione di aromi e liquori). Fu lui a perfezionare la formula dell’Aqua Admirabilis eliminando i cattivi odori dovuti dall’impiego d’acquavite. Gli affari spiccarono il volo e nel 1732 Giovanni Maria cominciò a gestire il commercio dell’Aqua.

La sua enorme fortuna fu la terribile guerra dei sette anni (1756-1763) che vide coinvolte Prussia e Inghilterra contro la coalizione Austria, Francia, Russia. Al termine del conflitto, infatti, tutti i soldati francesi impegnati sul suolo prussiano, facendo ritorno in patria, passarono per Colonia e non mancarono d’acquistare l’Aqua Admirabilis che, una volta approdata in Francia, divenne celebre con il nome di Eau de Cologne.

Tra gli estimatori e i grandi consumatori d’Acqua di Colonia dell’epoca si annoverano moltissimi personaggi famosi. Il più importante? Di certo Napoleone Bonaparte. Si dice che il generale ne utilizzasse almeno quattro litri alla settimana, sia per profumarsi sia come medicina, ingerita imbevendone le zollette di zucchero. Anche Richard Wagner apprezzò molto la fragranza: grazie al ritrovamento delle sue lettere d’acquisto, sappiamo che prevedeva di consumarne almeno un litro alla settimana. Insieme a lui, tra gli altri, c’erano anche Goethe e la regina Vittoria d’Inghilterra.

Come tutti i prodotti di successo, anche l’Acqua di Colonia venne presto riprodotta e imitata: questo fenomeno generò numerose dispute, sia per quel che riguarda la formula, sia tra i vari discendenti (veri e supposti) della famiglia Farina, in Germania e all’estero. E se la formula del profumo poteva essere copiata dalle pagine di numerosi manuali di profumeria – che cominciavano a diffondersi in quegli anni in Europa – le battaglie legali sui diritti e sui profitti non accennavano a placarsi.

Il concorrente principale del prodotto originale nacque in Germania nel 1804, quando Wilhelm Mulhens acquistò la licenza del prodotto «Acqua di Colonia e Farina» da uno degli innumerevoli pseudo-parenti di Giovanni Maria.

Nel 1806 un altro componente della famiglia Farina, tale Gian Maria Giuseppe, si trasferì a Parigi, dove cominciò a produrre e vendere la famosa fragranza. Nel 1840 cedette l’azienda a Monseur Leon Collas che a sua volta, nel 1862, la rivendette ad Armand Roger e Charles Gallet… Questi nomi vi dicono qualcosa? Naturalmente stiamo parlando dei fondatori del marchio Roger&Gallet, che acquisirono la licenza per produrre e vendere l’Acqua di Colonia Farina, rinominata poi Eau de Cologne Extra Vieille.

Nel 1880 R&G citarono in giudizio la famiglia Mulhens per l’uso improprio dei nomi «Farina» e «Colonia», per cui nel 1881 i Muhlens cambiarono il nome del loro prodotto in Kölnisch Wasser 4711, dal numero civico della loro abitazione a Colonia, dove avveniva anche la produzione.

Ancora oggi, l’acqua di Colonia originale Jean Marie Farina si contraddistingue per una spiccata presenza di bergamotto nella formula, rispetto alle concorrenti Kölnisch Wasser 4711 e Roger&Gallet, dove invece prevale l’aspetto floreale fresco dato dal neroli, un’essenza ricavata dal fior d’arancio.

♥ A cura di Roberto P. Dario
Laureato in chimica, Roberto Dario inizia la sua attività nel campo della ricerca e dello sviluppo per importanti aziende del settore. Si avvicina al mondo dell’olfatto quando gli odori delle molecole con cui lavora in laboratorio iniziano a suscitargli curiosità e interesse. La scoperta di questa nuova dimensione sensoriale lo porta dapprima ad approfondire le tecnologie di estrazione delle essenze naturali e poi a intraprendere un percorso di studi ed esperienze che lo porteranno a Grasse, in Francia. È lì che trova la sua personale «quadratura del cerchio», unendo la conoscenza chimica delle materie prime della profumeria alle esperienze olfattive, in un percorso singolare che si alimenta di nuove conoscenze e tanta passione per il mondo olfattivo a tutto tondo. Ha al suo attivo la creazione di una serie di fragranze, firme olfattive e profumi d’ambiente per diversi marchi di profumeria italiani ed esteri. Docente e relatore, propone seminari e laboratori per la divulgazione di temi legati al mondo dell'olfatto, degli odori, della profumeria.