sabato, 05.09.2026
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Intervista alla cantautrice Anna Carol: «La trasparenza è la vera bellezza»

C’è chi passa la vita in cerca di sicurezze, e chi invece sceglie – giorno dopo giorno, canzone dopo canzone – di ricominciare da capo. La cantautrice Anna Carol appartiene alla seconda categoria. Nata a Bolzano, ha vissuto a Colonia, Rotterdam e Londra, prima di approdare a Milano… forse solo di passaggio?

Nel suo ultimo album, Principianti, ispirato alla versione originale della seconda raccolta di racconti Raymond Carver Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, trasforma la paura di non conoscere mai fino in fondo l’altro (e se stessi) in un atto di gentilezza: sospendere il giudizio, restare aperti, continuare a imparare. In questa intervista parliamo di musica, bellezza, ma anche di sogni, paure, progetti e profumi (in particolare quello degli spaghetti alle vongole). 

Ciao Anna Carol! Come vuoi presentarti alle lettrici di musa? 
Ciao! Sono nata e cresciuta a Bolzano, un posto che fa sempre dubitare del fatto che io sia italiana, ma vabbè, lo sono comunque (sorride NdR)… Da piccola mi hanno vietato di cantare, perché quando lo facevo mi si abbassava sempre la voce. Però non ho mai smesso di farlo e quando sono diventata più grande a un certo punto ho anche sentito il bisogno di scrivere le mie canzoni. Sono del segno dei Pesci, ascendente Vergine.

Tre aggettivi che ti definiscono?
Malinconica, impaziente, ironica.

Quali sono stati gli step più importanti della tua vita e carriera?
La decisione totalmente spregiudicata di andarmene all’estero a 19 anni. Incontrare le persone con cui lavoro, che credono insieme a me in quello che faccio. Iniziare a suonare la chitarra. Pubblicare il mio primo EP in modo completamente indipendente. I concerti grandi sui palchi enormi, ma soprattutto i tanti concerti piccolissimi.

In quali città hai vissuto e perché hai scelto Milano?
Ho vissuto a Bolzano, Colonia, Rotterdam, Londra. E, chissà, forse Milano non l’ho ancora scelta.

Quali sono i tuoi posti preferiti della città?
La Bovisa, il cinema Anteo, i parchi, i bar e ristoranti onesti.  

Qual è la genesi del tuo ultimo album, Principianti? Come sono nate (e come nascono) le tue canzoni? 
L’album nasce da due, tre canzoni e dall’incontro con un libro di Carver dal titolo Principianti, appunto. Era un periodo in cui stavo scrivendo e ho trovato che le tematiche del libro fossero molto in linea con quelle che stavo affrontando io. Così ho dato un titolo di lavorazione a quello che stavo facendo, e ho raggruppato tutto nell’album. Le canzoni di solito nascono da qualche spunto di vita quotidiana e da qualche nota o accordo abbinato. 

So che hai già risposto tante volte a questa domanda, ma cosa significa per te sentirsi «principiante»?
Penso che principalmente significhi riconoscere che ogni incontro che facciamo – anche quelli con noi stessi, in continuo cambiamento – è un incontro in cui siamo principianti. È impossibile, infatti, conoscere del tutto chi abbiamo davanti. Significa anche provare a sospendere (è utopistico), o almeno a diminuire, il livello di giudizio, perché non si può giudicare ciò che non si conosce. 

Dal punto di vista dei testi, c’è un brano a cui sei più affezionata e perché?
Diversi tipi di dolore è un testo molto concreto e schietto. Le emozioni forti sono appiccicose, quindi forse sono legata a quello perché quando l’ho scritto stavo provando qualcosa di molto forte. 

Pensi che nel mondo della musica, essere una cantautrice donna comporti ancora pregiudizi? E cosa vorresti che cambiasse davvero?
Sì e non solo nel mondo della musica… Anche in altri campi è la stessa cosa. Spero che le nuove generazioni di artiste e artisti non debbano rispondere a domande sul loro genere, spero che chiunque faccia arte non venga preso/a seriamente in quanto donna o uomo, ma grazie a quello che fa. Senza il filtro dato da quella patina infima che definisce le persone sulla base di qualcosa per cui nessuno vorrebbe essere definito, ovvero il proprio sesso. 

Passiamo alla domanda che facciamo sempre: cos’è per te la bellezza?
Nelle persone è la trasparenza. Qualunque cosa lasci trasparire. 

Che rapporto hai con il tuo corpo e come è cambiato con il tempo?
Credo di avere il rapporto tipico di chi ha fatto tanto sport durante la crescita. Ho molto bisogno di movimento. Non sono sempre stata a mio agio con la mia altezza, essere «ingombranti» quando in alcuni momenti si vorrebbe essere invisibili, può portare ad avere posture malsane.  

Chi è la tua musa?
Una delle mie muse è Lianne La Havas, potentissima nella sua delicatezza. 
Dido ha le stesse caratteristiche, Laura Mvula e Feist anche. 

C’è un rituale di benessere o bellezza che consideri irrinunciabile?
Sono una regina del pisolino pomeridiano. 

Cosa rappresenta per te il make-up? Potrebbe essere un modo per entrare «nel personaggio», magari durante i live o uno shoot fotografico, oppure preferisci sempre un approccio più naturale, il più simile possibile alla te fuori dal palco?
Come per gli abiti, il make-up è un elemento con cui mi piace sperimentare. Il palco mi dà più occasioni per provare cose che nella vita di tutti giorni non faccio, è anche un momento per calcare la mano, perché da lontano si vede tutto di meno.  

Hai una fragranza preferita?
Il profumo degli spaghetti alle vongole può essere considerata una fragranza?
Sennò mi gioco l’Olio 31 che ho sempre in diffusione a casa. Il mio profumo non so da cosa sia composto, nè come si chiama, ma lo amo. 

Un album, un libro e un film che ti rappresentano.
Album: SAYA di Saya Grey (non so se mi rappresenta, ma mi piace). 
Libro: Un racconto breve contenuto in Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata di Raphael Bob Waksberg, che racconta di due persone che s’incontrano, si guardano e si amano in metro, per un percorso che sembra durare tutta una vita.   
Film: The Holiday (L’amore non va in vacanza). Semplice, forse anche frivolo, ma con un bellissimo cast. Uno dei miei film romantici preferiti. 

Che cosa stai ascoltando e leggendo, invece, in questo periodo?
Ho ripreso il capitolo fine anni ‘90, inizio 2000, con Dido. Fortissima! Sto guardando qualche cosa che trovo su Netflix. Mi è piaciuto molto il documentario Rafa su Raphael Nadal, poi ho iniziato con gran ritardo Il Racconto dell’ancella. Non ho ancora capito fino a che punto mi piaccia a livello cinematografico, ma sta avendo su di me un effetto pericolosamente magnetico. 

Che progetti e sogni hai per il futuro?
Sto lavorando alle nuove canzoni che ho scritto e spero che vengano fuori nella loro miglior forma possibile.   

INTERVISTA: MUSA
FOTO: IRENE TRANCOSSI
STYLING: SOFIA SPINI