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/ Arte & Cultura

Cosa si guarda dopo «Cime tempestose»? Una selezione di film per chi non ne ha avuto abbastanza.

Avete amato visceralmente l’adattamento di Cime tempestose di Emerald Fennell o siete tra le indignate per la mancanza di fedeltà all’opera di Emily Brontë? Vi sono piaciuti i costumi e le scenografie? La colonna sonora di Charli XCX? Il dente d’oro di Elordi? Qualsiasi sia la risposta, noi qui affrontiamo una questione cruciale: cosa si guarda dopo? Abbiamo provato a fare una delle nostre amate liste ad hoc, sperando di farvi contente tutte.

Se gradite un adattamento più fedele – o uno in cui la questione razziale non venga dimenticata –, oppure anche se semplicemente avete voglia di passare ancora qualche ora nella brughiera, sappiate che Vulture ha compilato una lista di ben 32 adattamenti del libro, ordinati dal peggiore (un Wuthering High ambientato, si capisce già dal titolo, al liceo) al migliore. Ne abbiamo selezionati tre. 

Wuthering Heights (La voce nella tempesta)
di William Wyler, 1939

Un capolavoro dell’età dell’oro di Hollywood (dove Heathcliff è interpretato da Laurence Olivier) diretto da William Wyler – forse il principale responsabile della percezione dell’opera come una grande storia romantica. Candidato a otto Oscar, è stato inserito nella lista dei cento migliori film americani di tutti i tempi.

Wuthering Heights (Cime tempestose) di Peter Kosminsky, 1992

Nell’adattamento del 1992 ci sono Juliette Binoche e Daniel Day-Lewis (con Sinead O’Connor che, nelle vesti di Emily Brontë, narra le vicende dei protagonisti) e questo potrebbe già bastare. La chimica tra i due attori è fenomenale e si tratta di una delle poche versioni che esplora anche la seconda parte del romanzo. 

L’adattamento del 2011– oltre ad affidare la parte di Heathcliff a un attore non bianco (rispettando il materiale di partenza) – , riesce nell’impresa di raccontare la storia prevalentemente dal suo punto di vista. Attraverso un lavoro di camera a mano immersivo e discreto, Arnold rinuncia alla parte più poetica e gotica, in favore di una fisicità cruda e sensoriale, rinnovando magistralmente un grande classico.

The Night Porter (Il portiere di notte)
di Liliana Cavani, 1974

Se in Fennell avete avvertito il fascino ambiguo delle relazioni distruttive, il film di Liliana Cavani porta la questione agli estremi. Lucia (Charlotte Rampling) incontra anni dopo i campi di concentramento l’ex ufficiale nazista (Dirk Bogarde), che l’aveva torturata. Quello che ne nasce (o meglio, rinasce) è un legame ossessivo, opprimente, inarrestabile. Come Heathcliff e Catherine, i protagonisti sono incatenati a un sentimento totalizzante e furioso che non redime e non innalza. Citato da Fennell nella lista dei titoli che l’hanno influenzata, è un’opera complessa e controversa, un film di «eroi tragici», incapaci di trovare un posto nel mondo, dove il desiderio è una forza disturbante e incomprensibile che mette in crisi certezze e identità.

Heathers (Schegge di Follia)
di Michael Lehmann, 1988

Se siete alla ricerca di altri bad boy, Christian Slater nel suo lungo trench di pelle in Schegge di Follia potrebbe fare al caso vostro. A metà tra il racconto di formazione e uno sfrenato sogno di passione e vendetta, questo film di culto degli anni Ottanta racconta la storia di Veronica (Winona Ryder): una liceale con un gruppo di amiche terribili (tutte di nome Heather) dalle quali non riesce ad affrancarsi. L’immaginario è camp, l’amore è ugualmente eccitante e pericoloso. Se di Cime tempestose avete apprezzato quella vibrazione da fanfiction adolescenziale e febbrile, i colori saturi e vivaci e l’incoscienza delle prime folgoranti infatuazioni, questo è il film per voi.

Dangerous Liaisons (Le relazioni pericolose)
di Stephen Frears, 1988

Nella versione del 1988, tra impeccabili crinoline e sontuose sale da ballo, Glenn Close e John Malkovich (ma ci sono anche Michelle Pfeiffer, Uma Thurman e Keanu Reeves!) interpretano magistralmente la terribile marchesa de Merteuil e il visconte di Valmont, legati da un’ossessione reciproca che non porterà a niente di buono.

Cruel Intentions
di Roger Kumble, 1999

Questo film parte da premesse simili, ma le porta fra ricchi rampolli di Manhattan nel 1999. Ryan Phillippe, Sarah Michelle Gellar (imperdibile nel ruolo di accanita cocainomane e narcisista senza cuore), Reese Witherspoon, Selma Blair e Joshua Jackson (biondo platino!) prestano il volto a questa pletora di personaggi più o meno orribili e manipolatori. Quintessenza degli anni Novanta, è un adattamento certamente più libero del materiale di partenza, ma assolutamente godibile.

Bram Stoker’s Dracula
Emma di Francis Ford Coppola, 1992

Costumi teatrali, sensualità esplicita, scenografie che sembrano quadri in movimento. Coppola dirige Gary Oldman e Winona Ryder in una storia d’amore che attraversa i secoli. Il gotico è esagerato, barocco, dichiarato, proprio come l’estetica di Fennell. Dracula poi ama Mina con una forza che sfida la morte stessa: un amore assoluto e dannato. Se vi siete lasciate sedurre dall’eccesso visivo e dalla passione senza freni di Cime tempestose, qui troverete un’alternativa vampirica altrettanto teatrale e esosa.

The Age of Innocence (L'età dell'innocenza)
di Martin Scorsese, 1993

Se di Cime tempestose vi ha colpito l’intensità di un amore impossibile, il film di Martin Scorsese offre una versione più composta ma altrettanto dolorosa. Nella New York aristocratica di fine Ottocento, Daniel Day-Lewis è un uomo dell’alta società promesso alla giovane e irreprensibile May (Winona Ryder), ma s’innamora della cugina separata e «inadeguata», interpretata da una magnetica Michelle Pfeiffer. Qui il desiderio è trattenuto e la tensione emotiva si legge negli sguardi più che nei gesti. Scorsese resta fedele al romanzo di Edith Wharton e costruisce un melodramma di rinunce, dove l’amore viene sacrificato per rispettare le regole del mondo.

The Portrait of a Lady (Ritratto di Signora)
di Jane Campion, 1996

Nicole Kidman è Isabel Archer, giovane americana in viaggio in Europa alla fine dell’Ottocento. Raggirata e affascinata da un fenomenale quanto manipolatorio John Malkovich (e dalla sua amante madame Merle) finisce per diventare la sua infelicissima moglie. Rispetto a Fennell, Jane Campion ha una regia più sobria, più concentrata sulla psicologia e sul dettaglio, ma sotto la superficie ribolle una tensione tematica simile: il desiderio di libertà di una donna che si scontra con l’asprezza della realtà. 

Far from the Madding Crowd (Via dalla pazza folla)
di Thomas Vinterberg, 2015

Tratto dal romanzo di Thomas Hardy e con la sceneggiatura di David Nicholls, questo film di Vinterberg è un dramma romantico ambientato nella campagna inglese. Racconta la storia di Bathsheba Everdene (Carey Mulligan) che, dopo aver rifiutato la proposta di matrimonio del suo primo vero amore per orgoglio, attraversa indicibili sofferenze. Brughiere sterminate, ben tre uomini inglesi affascinanti (Matthias Schoenaerts, Michael Sheen e Tom Sturridge) a contendersi la protagonista, incomprensioni, morti drammatiche e intenso tormento. Almeno qui, però, c’è un lieto fine.

Romeo + Juliet (Romeo + Giulietta)
di Baz Luhrmann, 1996

Leonardo DiCaprio e Claire Danes (entrambi in stato di grazia) s’incontrano, si amano e muoiono tra feste barocche, pistole dorate e una colonna sonora anni Novanta a dir poco azzeccatissima. Luhrmann prende Shakespeare e lo trasforma in un videoclip sincopato e struggente. È probabilmente il modello più evidente di una trasposizione audace e visivamente eccessiva. Se di Fennell avete apprezzato le scelte libere di maneggiare un classico, rendendolo sensuale e terribilmente pop, questo è un ottimo precedente.

Atonement (Espiazione)
di Joe Wright, 2007

Keira Knightley (indimenticabile in quell’abito verde smeraldo) e James McAvoy sono due amanti separati da una terribile bugia. Wright costruisce un melodramma elegante, in cui senso di colpa e desiderio irrisolto s’intrecciano. Se in Cime tempestose vi ha colpito la sensazione che le circostanze e le incomprensioni possano distruggere un sentimento autentico, Espiazione è una variazione sul tema altrettanto struggente. C’è da dire che i personaggi – eccetto uno – non si meritano tanta sofferenza, quindi è più facile empatizzare e finire per piangere tutte le nostre lacrime.

TESTO: AMBRA USELLINI
ILLUSTRAZIONE: LINDA VANNI