martedì, 29.09.2026
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Intervista a Futura: cantautrice e musa di un tempo nuovo

Bologna, a quanto pare, non si lascia mai davvero… Puoi trasferirti a Milano, cambiare abitudini e costruirti una nuova vita, ma avrai sempre voglia di tornare a passeggiare a San Luca, delle paste del bar Billi e dell’abbraccio caldo della tua città. Per Matilde, in arte Futura, è andata proprio così.

Oggi la nostra musa è una cantautrice dalla voce vellutata che sta cercando il suo posto nel mondo e, per farlo, torna sempre a uno spazio e a un tempo autentici, generosi e veri. In attesa del suo nuovo album in uscita, abbiamo ragionato di musica e bellezza, d’incenso, silenzi, donne, progetti di vita e di quel coraggio che alla fine, per «fare le cose», è proprio necessario.


Cominciamo con una piccola presentazione: chi è Matilde Futura?

Mi chiamo Matilde, in arte Futura. Sono una cantante e cantautrice e lavoro nel mondo dell’organizzazione degli eventi. Vengo da Bologna, ma da qualche anno vivo a Milano. Il mio segno zodiacale è Capricorno, del quale vado assolutamente fiera. 

Hai appena cantato alla sfilata di Marco Rambaldi durante la Fashion Week: che esperienza è stata? Ti piace la dimensione dei live?
È stata un’esperienza meravigliosa! Marco Rambaldi è un brand che seguo da tempo e in cui mi riconosco molto anche a livello identitario. Oltretutto il brano scelto dalla direzione creativa (Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco) è uno dei miei pezzi preferiti… una poesia cruda e sincera che penso rispecchi molto anche me. Sono felicissima di aver portato la mia interpretazione del brano in questa occasione, che di sicuro è diversa dal solito. Per me il live è una parte essenziale, oltre che la più divertente. La verità è che per me andare in studio è noiosissimo… Non vedo l’ora di cantare e di portare alle persone tutto quello che ho da esprimere. Credo che sia un peccato che nel corso del tempo il live abbia perso di centralità. Alla fine la musica nasce per essere soprattutto condivisa, suonata dal vivo, cantata dal vivo. Non amo esibirmi su basi pre-registrate quando porto i miei brani in giro. Per me i musicisti sono protagonisti quanto lo sono io e ci devono essere!

Raccontaci che rapporto hai con la tua città e cosa porti di Bologna nella tua musica?   
Amo Bologna immensamente. Anche se adoro viaggiare, e adesso vivo a Milano per necessità, una parte di me sa che un giorno tornerò a casa. Dicono che i bolognesi facciano fatica ad andarsene e io penso che sia vero… Bologna dà pace. Tornare è come ricevere un abbraccio bellissimo da una persona che ami, ti fa sentire al sicuro. Della città, nella mia musica, credo di portare soprattutto il desiderio di proteggere la sua vera essenza, priva di fronzoli.

Quali sono i tuoi posti preferiti?
Tra i miei posti preferiti c’è sicuramente «la Valle», dove sono cresciuta. In particolare la collinetta dietro la mia vecchia casa, dove andavo a giocare con i miei vicini. Amo andarmene per i colli in primavera: quando torno di solito vado a passeggiare su a San Luca e quando scendo faccio colazione al bar Billi: le «paste» (è così che a Bologna chiamiamo le brioches) più grandi della città!


E di Milano cosa mi dici, invece?

Milano è sicuramente una città che sa metterti alla prova, ma che ti apre anche tanto la mente. Ho un rapporto un po’ conflittuale con questa città: ci sono momenti in cui mi ci ritrovo in equilibrio e altri in cui mi sento estremamente scomoda, ma credo sia proprio questo il suo gioco. È un oscillare che ti porta sempre a farti nuove domande, a reinventarti e a crescere. La vivo come parte di questo mio momento di vita, so che non sarà il mio punto di arrivo, ma per ora mi godo la sfida.

Studi canto da quando sei bambina: la tecnica arriva prima dell’istinto o viceversa? Dove si incontrano questi due mondi?
Assolutamente viceversa per quanto mi riguarda. Quando ero piccola ero una ballerina, ma le mie maestre dicevano a mamma che non facevo altro che cantare, così a 9 anni ho iniziato un percorso di studio della tecnica vocale in accademia. Sono una persona estremamente curiosa e mi piace l’idea di conoscere e saper fare tante cose, infatti nel tempo ho sempre sperimentato vari hobby, lavori diversi, tantissimi sport; ma la musica è sempre rimasta una costante, una fedelissima compagna. Credo che l’istinto guidi il nostro io, che ci porta a far uscire la nostra vera essenza. Con la tecnica poi puoi affinare l’arte, conoscerla più a fondo e imparare a domarla, ma il fuoco parte da una scintilla.

Immagino che Futura, come nome d’arte, sia un omaggio a Dalla? È anche una promessa fatta al tempo?
Amo il mio nome di battesimo, Matilde, perché significa «forte guerriera», ma ho pensato che in musica fosse giusto deporre un po’ le armi. Futura è ovviamente legata a Bologna e a Lucio, rappresenta casa ma soprattutto mi ricorda l’importanza di guardare con speranza e con amore a quello che verrà, specialmente in questo periodo storico. «Più su son sicuro che c’è il sole», canta Lucio. Futura mi ricorda che basta sempre un po’ di coraggio. Un caro amico mi ha detto: «bisogna farle le cose». Alla Matilde del passato direi che non poteva scegliere nome più utile come reminder…

Come nasce un album di Matilde Futura? Scrivi le tue canzoni da sola (musica e testi)?
La cosa bella è che non avevo mai pensato di fare un album… prima che succedesse. Diciamo che non l’ho scelto: sono anni che lavoro sulle tracce che ho scritto, a volte da sola, a volte con gli amici di Bologna, altre con autori qui a Milano. Un giorno ho conosciuto Pietro (Cucina Sonora), ci siamo trovati subito in estrema sintonia e gli ho affidato la produzione di queste tracce, finché un giorno non ci siamo guardati e abbiamo detto: «Beh, qui pare proprio un disco!». È stato un viaggio a tutti gli effetti, un processo in continuo sviluppo che seguiva anche la mia crescita individuale.

Ci stai lavorando anche in questo momento?
Sto giusto chiudendo le tracce del disco! Sono molto contenta di lavorare con Pietro, perché insieme abbiamo una bella sintonia e sento finalmente di aver trovato un’identità sonora giusta che prima un po’ mi mancava. La giusta traduzione in musica, in suono, di quello che vuole essere Futura, al di là delle parole.


Quali sono le difficoltà maggiori che incontri nel mondo della musica?

Credo che fare musica sia molto complicato in questo periodo storico. Soprattutto vivere di musica. Il mercato è saturo, mancano i soldi, il pubblico è «mal-educato», manca la fiducia in ciò che è diverso e svincolato dalle leggi dettate dal dio denaro…. ma questo lo sappiamo già. Gli artisti oscillano sempre tra il pensiero di abbandonare la propria arte e la consapevolezza che non potrebbero mai farlo, perché non conoscono alternative. Credo che la difficoltà maggiore sia nello scegliere ogni giorno di rimanere fedeli a se stessi.

Che cos’è per te la bellezza?
Per me è una sensazione, credo. Qualcosa che fa scaturire un senso di pace interiore e di sicurezza. Un cielo limpido, un mazzo di fiori, le onde del mare, i colori del tramonto.

Che rapporto hai con il tuo corpo?
Ah, una guerra… Sto davvero imparando solo ora, a 28 anni, ad apprezzarlo in ogni sua fase. Considerando l’epoca in cui viviamo (i social e l’influenza che hanno) è un lavorone da fare, ma credo che in un certo senso ti renda davvero libero.


E con il make-up e la skincare come siamo messe? C’è un gesto di bellezza quotidiano che consideri quasi sacro?
Non mi trucco moltissimo, mi stoccazzo troppo la faccia per potermelo permettere (NdR: ride)! Anche se ogni tanto mi piace provare qualche make-up pazzo, magari quando esco la sera o quando suono. Sono sempre stata molto precisa e manuale quindi non lo trovo difficile, anzi mi diverte molto. Un gesto quotidiano assolutamente sacro è lavarmi la faccia con acqua fresca appena apro gli occhi, sento che mi sveglia e mi attiva subito.

I tuoi must-have e prodotti preferiti?
Crema solare SPF, tutti i giorni sempre per sempre, balsamo labbra di LaNeige, brow lift and fix di Sephora (l’unico che riesce a domare le mie sopracciglia).

I profumi hanno una memoria fortissima. Ne esiste uno che ti riporta dritta a una persona o a un momento per te fondamentale (magari legato alla musica)?
Il profumo dell’incenso. Mi ricorda tantissimo quando facevo lezioni di canto e tecnica vocale. La mia insegnante, Carlotta, ne aveva sempre uno acceso in studio.

Cosa stai ascoltando, leggendo e guardando in questo periodo (non necessariamente cose, ma cose vere, che ti stanno tenendo compagnia adesso)?
Sento che in questo momento è necessario trovare un nuovo equilibrio e una nuova direzione: sono costantemente alla ricerca di soluzioni, nuovi potenziali punti fermi. Infatti ho finito di leggere un po’ di saggi, perché di solito mi aiutano a trovare le risposte, a mettere in discussione le mie teorie. Per spezzare ho appena letto una fiaba molto bella che s’intitola La scatola delle lacrime di Han Kang. Ora ho appena iniziato Psicomagia di Jodorowsky, poi penso che cercherò un bel romanzo. Ho ascoltato pochissima musica quest’estate, si vede che avevo bisogno di un po’ di silenzio. Mi sentivo annoiata da quello che ascoltavo ultimamente. Giusto l’altro giorno un amico mi ha mandato una playlist di roba che ascolta lui e mi ha detto: «Devi ascoltare musica che pensi non ti piaccia». Ha funzionato.

Chi sono le tue muse?
La mia mamma, le mie amiche, la mia bisnonna, la mia nonna e la mia zia. Insomma, le donne della mia vita! Credo sia importante circondarsi di persone delle quali si ha stima.

Quali sono i tuoi sogni per il futuro?
Più che un sogno penso di avere un forte desiderio di dare un contributo positivo, che sia attraverso la mia musica o anche altri mezzi o strumenti. Ma ho realizzato che non è un obiettivo finale: più qualcosa che raggiungo attraverso le scelte di ogni giorno. Penso che se mettessimo un po’ da parte i nostri desideri individuali e smettessimo di guardare solo il nostro giardino, potremmo forse crearne uno più grande, forte, rigoglioso: un luogo sicuro e un punto di partenza per un nuovo ordine delle cose. Mi piacerebbe trovare il modo di concretizzare meglio questo mio pensiero. Ci sto lavorando.

MUSA: FUTURA
FOTO: LINDA VANNI
INTERVISTA: MUSA